L’Italia veloce ha fatto poker
Una scoperta al MART di Rovereto
(estratto del 116)
di Luigi Frugone
Il nostro presente è quel futuro immaginato da F.T. Marinetti, che nel rifiuto dei valori classici tradizionali, ricercando l’esaltazione di uno stile di vita nuovo, rivoluzionò ogni aspetto della quotidianità considerandola statica e passatista, intendendo l’arte non più come rappresentazione, ma come comunicazione di pensieri, idee, emozioni, attraverso una travolgente “ricostruzione futurista dell’universo”. Conseguentemente, nata in ambito letterario, l’azione dei futuristi si estese velocemente alla pittura, alla musica, al teatro, all’architettura e a tutte quelle arti considerate spesso a torto, “minori”, certi che l’arte potesse e dovesse essere “totale”; quindi anche potentemente pubblicitaria.
Fortunato Depero, nel “Numero unico futurista Campari” del 1931, affermò non esservi alcuna differenza tra il suo quotidiano lavoro di pittore e la pubblicità commerciale brillantemente progettata e, per F.T. Marinetti, perché questa fosse futurista era necessaria “massima originalità, massima sintesi, massimo dinamismo, massima simultaneità, massima portata mondiale”, in uno stile che sviluppasse temi quali il culto della velocità, l’aggressività, il mito della macchina, l’ideale di un uomo “nuovo” sportivo e forte, dominatore della frenetica società industriale.
Nasce l’almanacco
In questo contesto l’iniziativa di Oscar Fusetti, futurista della prima ora, patrocinata dallo stesso Marinetti, è quella di un almanacco che offra una summa dei primati artistici, creativi e industriali dell’Italia moderna. Fusetti, dopo l’incontro del 1929 con Fillia, che riaccende in lui l’interesse per il futurismo, fonda a Milano, nel 1930, le “Edizioni Metropoli”, riallacciando rapporti interrotti, negli anni della militanza socialista, da contrasti con le tesi politiche del movimento. All’epoca ha trent’anni e pensa futuristicamente in grande, progetta l’almanacco con la collaborazione di Munari, Diulgheroff, Prampolini, Balla, Pozzo, Dottori, Thayath, Gambini e molti altri (come risulta dalla pagina pubblicitaria del 9 ottobre 1930 su “Giovedì – settimanale di letteratura teatro arte”) . Lo presenta nel maggio 1930 alla Triennale Internazionale di Arti Decorative di Monza, poi, forte della sua posizione di commissario della Fiera di Milano, in uno stand al padiglione del libro. Organizza attentamente fin nei più minuti dettagli il lancio dell’iniziativa, con un’intensa attività promozionale, cercando con pervicacia il coinvolgimento di personalità del regime, non tralasciando neppure la sponsorizzazione di tre fuoribordo che, in una gara motonautica, vestirono i colori delle “Edizioni Metropoli”.
Le adesioni e le collaborazioni promesse furono tantissime: ministri, sottosegretari, gerarchi e accademici inviarono messaggi di sostegno, alcuni ampollosi e retorici, altri con tragici tentativi di utilizzare terminologie futuriste.
“ALMANACCO ITALIA VELOCE” il nome del volume che, con veste assolutamente originale, dovrà essere “SINTETICO (…capace di dare un’idea di ogni cosa, senza lungaggini…) – AEREO (…proiettato nella vita di domani…) – A SCOPPIO (…sorprendente di contrasti coloristici e inattesi…) – DIVERTENTE (…tale da liberare istantaneamente dalla malinconia…) – DRAMMATICO (… animato come un palcoscenico…) – CINEMATOGRAFICO (…per l’intreccio dei personaggi, grandi visioni politiche, discussioni artistiche, pettegolezzi significativi, fattacci di cronaca, ambizione, amore…) – TRAVOLGENTE (…nella potenza persuasiva delle sue pagine illustrate e per le sue tavole parolibere futuriste…)”.
Tris per il lancio
A sostegno dell’iniziativa editoriale si conoscono tre diversi documenti di grande interesse tipografico: un annuncio editoriale-dèpliant di sei pagine con in copertina una foto di Marinetti, scattata dal fotografo Gianni Caminada, un opuscolo di sedici pagine, impaginato come una rubrica telefonica, curato da Diulgheroff, contenente l’elencazione delle prime adesioni e dei primi collaboratori e infine il “programma almanacco italia veloce”, uno specimen dalla ricca veste grafica con copertina in alpax (una speciale carta metallizzata e tramata con a sbalzo il marchio dorato dell’editore), otto qualità di carta, diverse nel colore e nello spessore, testi stampati con inchiostri colorati, tavole pubblicitarie di grande impatto visivo e fogli di cellophan.
Interessantissime le pagine interne con “slogan”, disposti graficamente a tutta pagina, che sono una sintesi completa della poetica futurista. Lo stesso Marinetti elenca minuziosamente le caratteristiche della futura pubblicazione, garantendo che in essa “la veste tipografica sarà assolutamente originale: nulla di già visto o previsto […] scelta di carte ed inchiostri paragonabili soltanto ai colori cangianti degli aeroplani tra l’aurora e il tramonto. Lanciamento a mitragliatrice. Tiratura a ripetizione”.
Favolose le tavole di Diulgheroff, Munari, Balla, Pozzo, tra le più belle della grafica pubblicitaria futurista e ci viene promessa la futura presenza di ben due dischi fonografici.
Per finire la tiratura progettata di trecentomila copie ci fa intuire la smisurata ambizione di Fusetti e Marinetti, poiché l’enormità di tale quantitativo, anche attualmente porrebbe seri problemi economico-organizzativi.
Il quarto in potenza
Possedere questo terzetto ha fatto impazzire di desiderio tutti i collezionisti di futurismo; infatti sono quanto di più raro da rintracciare, ma ora le loro notti diventeranno insonni: è spuntato un quarto volantino che renderà il poker quasi impossibile. Ne era completamente sconosciuta l’esistenza e nessuna pubblicazione ne aveva mai fatto cenno, ma in una ricerca su Thayath, svolta presso l’archivio del Mart di Rovereto, all’interno di un bustone, vi erano pagine non note del carteggio tra Fusetti e lo stesso Thayath per convircelo a partecipare all’iniziativa. Con grande emozione ho trovato dapprima tre bollettini informativi che documentano la presenza alla Fiera di Milano, poi fogli di carta da lettera con il magnifico logo delle Edizioni Metropoli, stampato ora in rosso ora in viola ora in oro, e quindi il volantino che si presenta con quattro pagine e l’indicazione di foglio di propaganda numero uno, facendoci intendere che i fogli conosciuti siano successivi.
Tutto denota un’attenta ricerca grafica e il desiderio di promuovere un’opera unica e irripetibile dove “collaboreranno esclusivamente scrittori, poeti e pittori futuristi di avanguardia […] valorizzando le poche ditte meritevoli che dati i loro primati e i loro record avranno il privilegio di essere lanciate con noi nella valorizzazione mondiale”.
A tanto sforzo organizzativo non seguì però nulla e l’avallo di Marinetti non fu sufficiente; molto probabilmente le autorità non videro di buon occhio la sponsorizzazione della pubblicazione del libro “più fascista e più futurista” da parte di un antifascista schedato e sottoposto a sorveglianza speciale.
È rimasto uno dei molteplici progetti non realizzati, che ne avrebbe fatto uno dei più bei volumi dell’editoria futurista che pure può vantare le più ardite sperimentazioni sui materiali da impiegare per costruire un libro.
Lo possiamo solo immaginare e forse è meglio così poiché solo la fantasia può non tradire simili aspettative.









