Libri Riciclati


Dal numero 111 di Charta:

Storia inedita, o quasi, dei recuperi editoriali

di Lucio Gambetti

Di questo vo­lu­met­to stam­pai, a mie spese, 500 copie. Tra vendite e omaggi ne andarono 300. Mi restavano 200 copie, che pensai di mascherare come seconda edizione presso l’editore Guanda. Quello che ho fatto non è serio, ed è bene dirlo.” Chi parla è Antonio Delfini, il volumetto è il suo libro d’esordio, Ritorno in Città, stampato nel 1931 dalla Libreria G.T. Vincenzi e Nipoti a spese dell’autore e ricopertinato due anni dopo dall’amico Ugo Guandalini, poco dopo la fondazione della casa editrice Guanda.
La pratica di dare una nuova veste a vecchie edizioni si diffonde, in realtà, già nella seconda metà dell’Ottocento: limitandoci ai libri di letteratura italiana, il primo volume ricopertinato di cui abbiamo notizia è Il Regno della Fate, di Luigi Capuana, originariamente pubblicato dall’editore Morelli di Ancona nel 1883, e riproposto da Treves tre anni dopo mimetizzato dietro un nuovo titolo (Nuove Fiabe per Far Seguito a c’Era una Volta), una nuova copertina e con le prime tre carte sostituite. Pochi anni dopo, uguale sorte tocca a Giacomo l’Idealista di Emilio De Marchi, pubblicato originariamente dalla Tipografia della Perseveranza di Milano nel 1897 e ricopertinato da Hoepli, forse nello stesso anno. Nel primo anno del Novecento è la casa editrice Galli a dover intervenire sulle rimanenze del suo volume Spasimo (1897), di Federico De Roberto, apponendo una brossura che riporta la nuova ragione sociale Casa Editrice Baldini, Castoldi & C. e la dicitura di seconda edizione.
Il vate recuperato
Persino nei libri del sommo vate D’Annunzio ci sono esempi ottocenteschi di libri pubblicati con editori diversi e poi rivestiti da Treves. È il caso del romanzo L’Innocente, pubblicato dal napoletano Bideri nel 1892, dopo l’iniziale rifiuto di Treves e precipitosamente recuperato dallo stesso che, nel 1895, sostituisce la sua copertina e le prime sei carte ai resti della tiratura napoletana, con l’indicazione di “Quinta edizione”. La stessa cosa avviene con la successiva raccolta di poesie Intermezzo (1894), ancora pubblicata da Bideri, a cui stavolta l’editore milanese si limita a cambiare la copertina e ad apporre una più economica pecetta sopra il nome dell’editore originario nel frontespizio. Quando poi ci sarà la necessità di distribuire in proprio le rimanenze de L’Allegoria dell’Autunno, pubblicata dal fiorentino Paggi nel 1895, Treves adotterà la soluzione della pecetta sia al frontespizio che sulla copertina. Viene da pensare che in quel momento il binomio D’Annunzio-Treves fosse considerato talmente solido da rendere ancora attraente il volume con questo minimo intervento.
Libri futuristi
Pecetta e nuova copertina sono strumenti che diventano piuttosto frequenti nel secolo scorso. Come sanno tutti i collezionisti di Novecento, non sono pochi i volumi più contesi d’inizio secolo ad aver subito uno dei due trattamenti. Prima di Delfini, è Marinetti negli anni Dieci a incollare le pecette “Poesia. Organo del Futurismo” su due gioielli di Palazzeschi: Lanterna (1909) (che era stato già ricopertinato dall’autore) e: Riflessi (1908), e su quattro di Govoni: Le Fiale (1903), Armonia in Grigio et in Silenzio (1903), Fuochi d’Artifizio (1905) e Gli Aborti (1907). Ma anche alcune copie dei libri di Marinetti vengono riciclati con una nuova copertina. La prima versione di La Battaglia di Tripoli, originariamente pubblicato dalla Tipografia Elzeviriana di Milano nel 1912, viene ceduta a una associazione nazionalista di Venezia che la distribuisce sotto il marchio Pubblicazioni Nazionaliste de “Il Mare Nostro” con una nuova copertina e con quattro nuove pagine pubblicitarie, poco prima che il libro venga nuovamente ripubblicato, stavolta in una “vera” nuova edizione, dalle Edizioni Futuriste di Poesia. Nel 1920, le sintesi teatrali di Elettricità Sessuale, pubblicate da Facchi sono riproposte con una nuova copertina che riporta l’improbabile dicitura “dal 15° al 25° migliaio”, nel segno dell’accurata strategia di marketing futurista che abitualmente gonfiava le tirature dei libri pubblicati dal movimento per esagerarne il successo. Infine, in epoca tardo-futurista, e probabilmente senza l’intervento diretto di Marinetti, tocca al romanzo Il Club dei Simpatici, pubblicato dalla casa editrice Hodierna di Palermo nel 1931 e rimasto in buona parte invenduto, la cui rimanenza, priva di valore dopo la pubblicazione di una riedizione aggiornata da parte di Mondadori con il nuovo titolo Patriotismo Insetticida (1939), viene acquisita dalla Libreria Domini Testini di Palermo che nel 1942 riveste il volume con una nuova copertina e una fascetta. Sempre nel mondo futurista, dopo pochi anni è Emilio Settimelli che inventa una casa editrice a cui attribuisce il nome dell’hotel che lo sta ospitando, e distribuisce con il marchio Edizioni Excelsior, nel 1919, almeno due titoli storici dell’avventura futurista con copertine appositamente illustrate da Mario Bazzi: Perché Ho Ucciso Mia Moglie, di Bruno Corra, Come si Seducono le Donne, di Marinetti, entrambi dell’anno precedente.
Altri seguono la scia
L’iniziativa futurista funziona da esempio per diversi editori che prontamente intervengono su libri trascurati dai loro contemporanei, molti dei quali diventeranno poi oggetto del desiderio dei collezionisti in entrambe le versioni. Per citare solo i più appetibili, Siepe a Nord Ovest, di Bontempelli, edito nel 1922 dalle Edizioni di Valori Plastici in 444 copie, e rimesso in commercio nel 1924 da Alberto Stock di Roma con una nuova copertina e un nuovo frontespizio; Il Dialogo della Salute, di Carlo Michelstaedter (Formìggini, 1912), ricopertinato da Vallecchi negli anni Venti; Orchestrine, di Arturo Onofri (La Diana, 1917) che l’editore dota di una nuova copertina con la scritta “seconda edizione”; Prologhi di Cardarelli (Studio Editoriale Lombardo, 1916) e Poemi Lirici di Bacchelli (Zanichelli, 1914) a cui furono applicate, dopo il 1919, le pecette “Soc. An. Editoriale La Voce”; Cristabella di Linati (Tipografia Enrico Zerboni, 1909), che spesso troviamo nei cataloghi rifilato e con le pecette dello Studio Editoriale Lombardo su copertina e frontespizio; Il Guanciale, il primo libro di Luigi Bartolini, pubblicato in autoedizione nel 1924 con il fittizio editore parigino Albert Antoine Merat, e ricopertinato qualche mese dopo dalle effimere edizioni gobettiane Il Pensiero Contemporaneo. Singolare è invece il caso di Giosuè Carducci, di Gian Pietro Lucini, pubblicato nel 1912 (ma senza data) dall’editore milanese Carlo Aliprandi e ricopertinato nello stesso anno con il proprio marchio dallo stesso tipografo che lo aveva stampato, il varesino Amedeo Nicola, stavolta con la data in copertina. La vicenda meriterebbe di essere indagata in modo più approfondito, ma viene da pensare che lo stampatore del volume, già in rapporti diretti con Lucini, abbia tenuto per sé una parte della tiratura apponendo una propria copertina per gestire una distribuzione “parallela”.
Strategie di vendita
Negli anni Venti del Novecento, il modello proposto da Marinetti di recuperare e riciclare libri già pubblicati diventa un’efficace strategia industriale usata anche per lanciare una nuova casa editrice. A sperimentarlo sono due insegnanti, Elda Bossi e Giuseppe Maranini che, dopo avere fondato a Venezia la casa editrice La Nuova Italia nel 1926, acquistano l’anno successivo l’intero magazzino dell’editore fiorentino Luigi Battistelli e sostituiscono la copertina a tutti i volumi, lasciando però nel frontespizio l’indicazione del vecchio editore e la data originaria. L’esperimento funziona piuttosto bene se è vero che quando i due fondatori sono elegantemente messi alla porta dalla casa editrice nel 1930, fondano immediatamente la Novissima Editrice, con sede a Firenze-Perugia-Venezia e costituiscono il nuovo catalogo acquistando le rimanenze della Casa Editrice Vecchioni di L’Aquila, fallita nel frattempo, inserendo nei volumi rilevati tre nuove carte e una copertina adornata da diverse piccole incisioni di Luigi Servolini.
L’esempio di Bossi e Maranini si adatta a diverse necessità e stimola molti imitatori anche tra editori già affermati. È il caso di Arnoldo Mondadori che, nel segno della sua fervente fantasia imprenditoriale, inventa addirittura una collana, “I Libri Azzurri”, destinata a raccogliere e ricopertinare i libri giacenti che possono ancora ottenere buoni risultati di vendita. “Gli Azzurri”, così si chiama inizialmente la collana, nasce nel 1930 sotto la direzione di Gino Marchiori e pubblica, con cadenza quindicinale, 152 titoli fino al 1936 a un costo ridotto di 5 lire al volume e di 100 lire per venticinque volumi. Dopo una breve interruzione, Mondadori propone una seconda serie della collana, più curata graficamente, che pubblica fino al 1940, 29 titoli scelti con lo stesso criterio, ma con un prezzo sensibilmente più alto di 8 lire. Dei 181 titoli proposti nelle due serie della collana, dal 1930 al 1940, sono ben 147 quelli recuperati dalle vecchie collezioni e riproposti con la nuova copertina.
Pochi anni dopo, è Rocco Carabba ad acquisire, nel 1934, i libri invenduti della Società Editrice La Cultura e ad apporvi la pecetta con la scritta “R. Carabba Editore”, destino riservato, tra gli altri, a La Carne, la Morte e il Diavolo nella Letteratura Romantica e a Studi sul Concettismo di Mario Praz e a Confessioni Letterarie di Riccardo Bacchelli.
Da garzanti alla vita felice
A loro fa eco Aldo Garzanti che, nel 1939, poco dopo l’introduzione delle leggi razziali, acquisisce l’attività editoriale che Emilio Treves è costretto a cedere. Tra lo sterminato catalogo di Treves, Garzanti sceglie di ricopertinare, tra gli altri, i primi due libri di Dino Buzzati, Bàrnabo delle Montagne, del 1933, e Il Segreto del Bosco Vecchio, del 1935. Infine, verso la fine della guerra, lo scrittore e critico Piero Santi, da qualche anno collaboratore della Galleria Il Fiore di Firenze, diretta da Corrado Del Conte, convince Ottone Rosai a disegnare il logo della casa editrice omonima, creata con lo scopo di rilevare le rimanenze delle Edizioni di Rivoluzione e di presentarle con la nuova copertina. Nonostante la tiratura originaria dei libri di Rivoluzione fosse al massimo di cinquecento copie, 14 dei 17 libri del catalogo sono presentati con la nuova veste. Restano esclusi due titoli importanti, probabilmente esauriti nel frattempo: Il Fanalino della Battimonda (del 1940, 320 copie) di Antonio Delfini e La Siccità (1941, 400 copie), di Romano Bilenchi.
Finita la guerra, le cose cambiano. La rinascita industriale, il boom, il consumismo, la nascita dei remainders e – negli ultimi anni del secolo – il lievitare dei costi di magazzino, rendono molto meno vantaggiose operazioni di questa natura che, prevalentemente, erano state originate da necessità di risparmio. Non ci sono più esempi sistematici di libri ricopertinati, con due eccezioni: alcuni libri delle Edizioni Esse di Palermo, fondata nel 1969 da Elvira ed Enzo Sellerio, che vengono dotati di una nuova copertina quando, nel 1971, la casa editrice diventa Sellerio Editore, e quelli di Claudio Lombardi Editore (cessato nel 1997) che subiscono il maquillage di una nuova brossura di cartoncino muto e di una sopraccoperta creata per l’occasione dalla nuova casa editrice La Vita Felice. Dopo di che, il diluvio, anzi il macero.
L’autore ringrazia Mauro Chiorra, la Libreria Pontremoli e Fabrizio Mugnaini per il prezioso contributo all’iconografia.

 


 

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